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13/04/2017
“Acqua salata”: in arrivo multe dall’Europa per i sistemi depurativi

“Acqua salata”: in arrivo multe dall’Europa per i sistemi depurativi

Le istituzioni europee sono pronte a commissionare una serie di sanzioni all'Italia a causa del ritardo sui sistemi depurativi e fognari. 


Guai in arrivo per il nostro Paese a causa delle sanzioni molto “salate” inflitte dall’Europa, a causa dei gravi ritardi nei confronti della direttiva comunitaria che prevede la messa a norma dei sistemi depurativi e fognari. Le sanzioni arriveranno nel corso del 2016, ma il ritardo accumulato dall’Italia sulla questione è pari a dieci anni. A confermare quanto è stato riportato dall’Ansa, Mauro Grassi il responsabile della struttura di Palazzo Chigi, #Italiasicura, la quale gestisce lo sviluppo delle infrastrutture idriche e studia il dissesto idrogeologico. Grassi ha confermato che le multe sono state sancite ufficialmente lo scorso 15 dicembre, quando la Commissione Europea ha comunicato al nostro governo l’intenzione di affrontare la questione del ritardo accumulato sui sistemi idrici alla sede della Corte di Giustizia europea.

SBLOCCA ITALIA

Purtroppo, il problema è alla radice poiché “gli investimenti necessari a scongiurare le sanzioni stentano a decollare”, anche se l’esecutivo nazionale è intervenuto con il decreto denominato “Sblocca Italia”. Andando nel dettaglio, il decreto legge ha previsto dei limiti per la costituzione di enti di Governo e soprattutto di Commissari che serviranno per sollecitare gli interventi necessari a superare l’impasse delle procedure d’infrazione. Tutto questo, tradotto in denaro, vuol dire che il Consiglio dei Ministri ha previsto interventi da 1.6 miliardi di euro stanziati dalla Delibera CIPE 60/2012, di cui 1,1 miliardi di euro sono destinati soltanto alla Regione Sicilia. Ma leggiamo quanto ha detto il responsabile di #Italiasicura sulla questione del ritardo dell’Italia sulla costruzione degli impianti di depurazione, soprattutto nelle zone del Sud: “Sono stati nominati commissari del Governo per colmare il gap in Calabria, Basilicata, Campania, Lazio, Veneto, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Puglia. Se andiamo a vedere in Sicilia, il valore degli interventi nella regione borbonica è montato a circa seicento milioni di euro. Grazie ai ‘patti dello sviluppo’, il Governo continuerà a garantire investimenti per aggirare le sanzioni delle istituzioni europee”.

AUMENTI PER LE TARIFFE PRIVATE

A preoccupare i nostri connazionali, non deve essere la solita burocrazia oppure le strutture idriche vetuste, ma l’aumento delle tariffe per ogni singolo abitante: “L’obiettivo è raggiungere livelli di investimento nel sistema idrico simile agli altri paesi europei e passare dagli attuali 36 euro per abitante ad almeno 50 euro, per avvicinarsi agli 80-90 euro/abitante dei paesi più virtuosi del contesto europeo”; ha affermato Grassi.

CHI TROVIAMO SUL BANCO DEGLI IMPUTATI?

Ma se volessimo spiegare il perché delle sanzioni e degli aumenti previsti contro Italia ed Italiani, potremmo solo utilizzare le parole dello stesso Grassi: “Le Regioni che presentano il maggior numero di situazioni di infrazione comunitaria sulle fognature e sulla depurazione sono quelle che non hanno attuato la riforma della governance del settore idrico. C’è bisogno di un gestore efficiente, organizzato e capace di realizzare economie di scala, altrimenti le risorse potrebbero essere disperse in interventi troppo frammentati. Prova tangibile della incapacità di spesa, pur in presenza di risorse sono i 3,2 miliardi di euro (2,8 miliardi di euro solo per il sud) stanziati per quasi 900 opere tra depuratori, fognature e acquedotti, che non sono ancora stati nemmeno avviati a gara”. A confermare la tesi accusatoria di Grassi nei confronti delle responsabilità regionali sulla suddetta questione, ci ha pensato Giovanni Valotti, il presidente di Utilitalia, la federazione che accorpa tutti i gestori del servizio pubblico idrico: “C’è bisogno di un piano idrico nazionale che metta a sistema tutti gli attori e le risorse disponibili. L’acqua è il bene pubblico per eccellenza e merita la massima attenzione. Invece il nostro Paese continua a registrare un ritardo drammatico su infrastrutture e servizi, in alcune aree territoriali la situazione è insostenibile. Tutta questa situazione, naturalmente, è sottolineata dalla puntuali sanzioni delle istituzioni europee”.

CAPITOLO ACQUE REFLUE

“La situazione italiana sul trattamento delle acque reflue è da terzo mondo e riguarda 2.500 comuni”. Lo ha affermato il segretario dei Radicali Italiani, Riccardo Magi, il quale ha aggiunto: “Il Governo oggi ha reso noto di aver ricevuto, il 15 dicembre scorso, dalla Commissione europea la comunicazione che nei prossimi mesi proporrà alla Corte di giustizia europea l’importo delle sanzioni che l’Italia dovrà pagare per non aver risolto i problemi riguardanti le acque reflue, già accertati dalla sentenza di condanna del 2012 per 72 agglomerati urbani”.

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